Vita e…vocazione. Non tradire la realtà

Domenica 3 febbraio la Chiesa celebra la Giornata della vita. Don Fabio propone una riflessione attorno ai grandi temi della vita, dell’aborto, ecc. alla luce delle ultime notizie sul fronte legislativo uscite in questi ultimi giorni.

Spegnere volontariamente la vita nel suo sbocciare è, in ogni caso, un tradimento della nostra vocazione.

Ed è anche il tradimento del patto che lega tra generazioni, quel patto che consente di guardare avanti con speranza.

Sì, dove c’è vita, c’è speranza!

Ma se la vita stessa è violata nel suo sorgere, ciò che rimane non è più l’accoglienza grata e stupita di un dono, ma un freddo calcolo di quanto si ha e di ciò di cui si può disporre. E così la vita si riduce a bene di consumo. Come è drammatica questa visione, presentata anche come un diritto umano, e quante sofferenze causa ai più deboli dei nostri fratelli! (Cfr. Papa Francesco nel messaggio per la Giornata della vita)

Ed ecco alcuni spunti da Avvenire su una realtà se non taciuta, almeno non conosciuta.

“È passata quasi sotto silenzio nei media italiani una notizia agghiacciante: l’approvazione a New York di un testo di legge che permette l’aborto oltre la 24esima settimana, senza limite alcuno di tempo. Personalmente ho fatto fatica a leggere la notizia fino in fondo, perché, da medico, (Mariolina Ceriotti Migliarese) non posso far finta di non sapere ciò che questo significa.

Ora, con questo ultimo passaggio che porta il tema dell’aborto alle sue estreme ma naturali conseguenze, il gioco è per sempre scoperto.

Povera cosa è dunque oggi più che mai un figlio: povera cosa, ridotta ad oggetto, privata di ogni identità personale e di ogni difesa. E povera cosa diventano le madri, se possono assumere nei confronti dei loro figli questo terribile diritto di vita e di morte, senza essere aiutate a capire in modo inequivocabile ciò di cui si stanno facendo protagoniste”.

“Il 31 dicembre 2018 la ministra della Salute, Giulia Grillo, in ottemperanza all’art. 16 della legge 194/1978 ha presentato l’annuale relazione, con i dati del 2017, della norma che ha legalizzato l’aborto. Secondo tale relazione, gli aborti legali sarebbero diminuiti fino alla cifra di 80.733 e la legge avrebbe funzionato perfettamente. Questo, come ha titolato ‘Avvenire’ domenica 20 gennaio 2019, è l’«aborto che si vede».

La prima domanda è: ‘È proprio vero che gli aborti sono diminuiti?’. Secondo la stessa relazione ministeriale nel 2017 state vendute 224.432 confezioni di EllaOne (pillola dei cinque giorni dopo) contenete Ulipistral acetato e 339.648 confezioni di Norlevo e Levonelle (pillola del giorno dopo) contenente il principio attivo Levonogestrel. Un grande aumento rispetto agli anni precedenti. Questi prodotti, contrabbandati come «contraccettivi di emergenza», in realtà sono idonei ad alterare la mucosa uterina in modo da respingere e quindi uccidere l’embrione già formato (come risulta dai pareri del Comitato nazionale per la Bioetica e dell’Istituto superiore di Sanità, confermati da studi internazionali)

La seconda domanda è quella più conturbante, perché mette in crisi il giudizio di un perfetto funzionamento della legge: ‘Il concepito è un essere umano?’. La risposta positiva è stata data più volte dal Comitato nazionale di Bioetica, ma anche dalla Corte costituzionale, e proprio nel momento stesso in cui ha legittimato l’aborto volontario (sentenza n. 27 del 1975) e quando nel 1997 (sentenza n. 35) ha affermato che il riconoscimento del diritto alla vita del concepito è contenuto anche nell’art. 1 della legge 194/1978. Più recentemente, nelle sentenze 229 del 2015 e 84 del 2016, la Corte ha ribadito che l’embrione umano non è una cosa; dunque è qualcuno. (Marina Casini Bandini – Presidente del Movimento per la Vita italiano)”.

E infine ancora la voce del Papa, che accenna al tema del fine vita.

“La Giornata per la vita, istituita 41 anni fa per iniziativa dei Vescovi italiani, mette in luce ogni anno il valore primario della vita umana e il dovere assoluto di difenderla, a partire dal suo concepimento fino al suo naturale spegnersi.

E su questo vorrei fare una sottolineatura.

Prendersi cura della vita esige che lo si faccia durante tutta la vita e fino alla fine. Ed esige anche che si ponga attenzione alle condizioni di vita: la salute, l’educazione, le opportunità lavorative, e così via; insomma, tutto ciò che permette a una persona di vivere in modo dignitoso. “

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