Polisportiva Repax

Repax: da più di 20 anni è così che si chiama lo sport alla Regina Pacis

Quando si entra nel cortile dell’oratorio Regina Pacis di Saronno, si è accolti da una gigantesca scritta blu bordata di bianco, sul muro del campo da calcio: REPAX.

L’ORIGINE: un’amicizia e qualche cosa in comune

La scritta è lì da tanto tempo, esattamente dal 1994, quando un gruppo di ragazzi dell’oratorio – allora ventenni – decidono di fondare una squadra di calcio e di iscriversi al campionato CSI di Varese.

Sono solo 10, tutti della Regina Pacis e si conoscono da una vita. Non sanno che, più di vent’anni dopo non solo quella scritta sarebbe stata ancora lì, ma che la Repax sarebbe diventata una polisportiva in grado di coinvolgere centinaia di persone nelle sue attività.

Nel 1997, infatti, anche altri si accorgono che fare sport in oratorio può  essere un’esperienza aggregante importante. Da lì nascono, negli anni, squadre di basket, di pallavolo, per gli adolescenti, per i più piccoli.

IL CAMMINO: un’identità che responsabilità

La Repax diventa in qualche modo, nell’immaginario collettivo, il modo in cui chiamare l’oratorio della Regina Pacis. “Andiamo alla Repax”, “Stasera c’è Rock in Repax”, “C’è un concerto del coro Repax”. Un marchio di fabbrica che è preso in prestito da tante altre attività, al punto che succede persino che quando c’è da far capire di quale quartiere sia una persona, ce la di cava in fretta dicendo: “è un Repax”.

Questo fa sentire a tutti noi una grande responsabilità. Far parte della Repax, oggi, non vuol dire “solo” fare sport in oratorio, ma vuol anche dire avere chiaro di far parte di una realtà sociale che ha come scopo quello di veicolare valori importanti e di fare da collante per i ragazzi del quartiere.

Sportività, rispetto dell’avversario e delle regole, impegno, capacità di relazionarsi con gli altri, disponibilità a dare una mano per le tante esigenze che le attività richiedono, rispetto per i valori cristiani del luogo in cui si è ospitati: questo è lo spirito che anima i giocatori e i dirigenti della Repax, oggi, perché lo sport – se praticato in maniera sana – può essere davvero un compendio importante alla formazione personale di ciascuno, qualunque sia il suo ruolo all’interno della società.

I FRUTTI: persone proiettate al futuro

Non è un compito facile. Quante volte si legge di fatti in cui lo sport è presentato in modo negativo: comportamenti aggressivi, grande pressione sui più piccoli, nessuna sportività verso l’avversario.

Ecco, noi alla Repax, in questi anni, abbiamo provato ad andare in un’altra direzione.

Non è stato facile, ma possiamo dire che è stato bello. Bello come vedere che oggi ci sono tanti ragazzi giovani, nati anni dopo la fondazione della prima squadra, che s’impegnano dentro e fuori dal campo, che sudano, lottano, fanno fatica, sbagliano, crescono, tagliano traguardi importanti, indossando la maglia della Repax.

Questa la soddisfazione più bella: vedere che si sono poste le basi perché questa avventura possa continuare – e bene – anche in futuro.

Oggi ci sono 5 squadre: una di ragazzi delle medie, una di adolescenti, tre di grandi. Bello aver coinvolto così tante persone, compresi i volontari – che non ringrazieremo mai abbastanza – che aiutano nei momenti sociali (l’ormai storica tombolata di Natale e le pizzate durante la stagione). Senza di loro, e senza il grande appoggio che la parrocchia ha garantito in tutti questi anni, tutto sarebbe più difficile e avrebbe meno senso.

Perché in questi vent’anni non abbiamo conquistato grandi titoli, ma possiamo dire che la nostra più grande vittoria è quello spirito che sappiamo è rimasto in tutti i nostri tesserati.

Lo spirito di chi dice che vincere è bello ma che ci sono cose più importanti. Come il sentirsi parte di questo grande gruppo Repax, in cui molti oggi si riconoscono: una famiglia sportiva che apre le porte a tutti i ragazzi del quartiere – e oltre – e che guarda al futuro con fiducia.

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