La Chiesa secondo Eliot (dal cartiglio del presepe)

Chi ha vista buona avrà notato un cartiglio, simile ad una pergamena antica, sull’architettura in polistirolo che racchiude quest’anno il presepe della nostra Chiesa.

È una bellissima riflessione sulla Chiesa, tratta da i Cori da ‘La Rocca’ del poeta e scrittore americano T.S. Eliot.

Ve la riportiamo per intero, anticipo di un lavoro che ci aspetta ogni giorno, quello della dimensione testimoniale della Chiesa.

 

SEMPRE IN CAMMINO

In luoghi abbandonati

noi costruiremo con mattoni nuovi

vi sono mani e macchine

e argilla per nuovi mattoni

e calce per nuova calcina

dove i mattoni sono caduti

costruiremo con pietra nuova

dove le travi sono marcite.

Costruiremo con nuovo legname

dove parole non sono pronunciate

costruiremo con nuovo linguaggio

c’è un lavoro comune una Chiesa per tutti

è un impiego per ciascuno, ognuno al suo lavoro…

E la Chiesa deve sempre edificare, e sempre decadere,

e dev’essere sempre restaurata.

Noi subiamo le conseguenze di tutte le cattive azioni del passato:

dell’ignavia, dell’avarizia, della gola, della dimenticanza

del Verbo di Dio, dell’orgoglio, della lussuria,

del tradimento, di tutte le azioni peccaminose.

 

Non esiste vita se non nella comunità,

e non esiste comunità, se non è vissuta in lode di Dio.

Persino l’anacoreta che medita in solitudine, per il quale

i giorni e le notti ripetono le lodi di Dio,

prega per la Chiesa, il Corpo di Cristo incarnato.

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