Io sono la porta

Cosa ce ne facciamo di una porta, se tutto il mondo è la casa di Dio e i popoli sono la sua famiglia?

Eppure Gesù parla di porta, anzi dice di essere lui la porta che apre e chiude l’ovile del suo popolo.

Qual è il punto? Perché vuole essere il confine dentro/fuori, se poi spezza il pane per tutti? Vogliono metterlo in croce per entrambe le cose: perché sedeva a banchetti di pubblicani e anche perché si mette “al posto di Dio” (e solo Dio fa l’unica differenza).

Io capisco così: nella vita – e quindi nella fede – si entra, non ci si trova per caso. Ci sono persone e avvenimenti che ti portano dentro il senso bello delle cose, oppure che ti trattengono fuori svogliato come un turista dopo pranzo; ci sono parole che fanno entrare nel dialogo con Dio, altre che ti chiudono in un monologo.

Ci sono 50 anni di storie che sono state il nostro ingresso nella Chiesa e siamo contenti di ringraziare Dio. Quanti sono entrati!

Chiediamo di moltiplicare le porte e di spalancarle, e di essere invitanti.

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