Educare: in aggiunta, non in sottrazione

Come aiutare i nostri figli a diventare grandi, anche a scuola?

Me lo domandavo venerdi’ scorso, 16 novembre, andando a sentire Luigi Ballerini alle Orsoline. Focus della serata: l’alleanza scuola famiglia. E’ davero possibile parlare di alleanza?Vediamo gli spunti che mi porto a casa.

Educare è aiutare i nostri figli a diventare grandi, a cavarsela da soli e a gestire le situazioni che si trovano ad affrontare, perché vivano da protagonisti.

Quanti errori facciamo! Quando riduciamo la vita dei nostri ragazzi alla scuola e poi la scuola al voto. Una riduzione al quadrato! E quando con i compiti perdiamo un’occasione di educazione al lavoro; li invitiamo a farli, in fretta, quasi fossero una scocciatura. Siamo convinti di educare con le nostre prediche, così prevedibili! Educhiamo davvero quando agiamo, a cominciare dalla faccia che abbiamo la mattina, andando al lavoro. Lì si vede come trattiamo il nostro lavoro.

Non diamo più tempo ai nostri ragazzi. In 1ª elementare vogliamo che sappiamo già scrivere, far di conto e alla prima difficoltà, andiamo in crisi. Li carichiamo di una pressione fortissima. La scuola luogo di prestazione. Abbiamo poca pazienza. Li vorremmo piccoli geni. Ci arrabbiano se non sono come il modello di figli che abbiamo in mente.

Non li stimiamo abbastanza, quando stimarli vuol dire voler bene, anche quando sbagliano. Appaiono forti ma hanno dentro una fragilità incredibile; impariamo a riconoscerla, perché quasi sempre l’insuccesso scolastico è frutto di un malessere o di un problema che ha un’origine extrascolastica.

Riaccendiamo la comunicazione, raccontiamo di noi. Ai figli interessa tantissimo quello che facciamo. Troviamo dei momenti per comunicare davvero, altrimenti il paradosso è che li controlliamo, anche a distanza, ma poi ci perdiamo quello che pensano davvero. A mamma e papà non si deve necessariamente dire tutto, ma si può dire tutto.

Con la scuola, vogliamo togliere loro ogni fatica e siamo pronti a partire all’attacco dell’insegnante che ha una visione differente sui nostri figli. Così angeli buoni a casa e pesti insolenti a scuola. È possibile che i nostri ragazzi, in contesti differenti, si comportino in modi diversi. Se accade, è importante viverla come un’occasione per capire. Parlando con gli insegnanti e avendo a cuore solo il bene dei figli, liberi da pregiudizi.

Stiamo attenti anche a sanzionare eccessivamente i ragazzi, dando punizioni senza il sapore di una correzione vera. Allo stesso modo non promettiamo premi che con la scuola non c’entrano.

A volte basta un bene!, un bravo!, detto con il cuore, guardandoli negli occhi, a dar loro fiducia.

Conterà infine quello che sapremo offrire come prospettiva. Il nostro educare deve essere tutto in offerta, in aggiunta, con proposte che facciano vedere ai nostri ragazzi che la realtà è bella e che è più bello avere un amico di carne, piuttosto che un compagno di giochi virtuale.